Nuovo rapporto congiunto di SAC-M e ANFREL

10 aprile 2026: La Rete Asiatica per le Elezioni Libere (ANFREL) e il Consiglio Consultivo Speciale per il Myanmar (SAC-M) hanno presentato oggi il loro rapporto congiunto “Vecchi Generali, Vestiti Nuovi: Le elezioni illegittime del 2025-2026 della giunta militare birmana e la via da seguire”.(https://specialadvisorycouncil.org/wp-content/uploads/2026/04/Old-Generals-New-Clothes_ANFREL-SAC-M-Large.pdf). Il rapporto analizza le “elezioni” organizzate dalla giunta militare, svoltesi in tre fasi tra dicembre 2025 e gennaio 2026, e dimostra come non abbiano rispettato gli standard internazionalmente riconosciuti per elezioni legittime. “Le “elezioni” organizzate dalla giunta non possono essere considerate legittime. Questa valutazione non solo si basa su prove concrete, ma riflette anche la realtà vissuta sul campo”, ha dichiarato Brizza Rosales, Direttore Esecutivo di ANFREL, durante un evento di presentazione online. “Sulla base delle prove valutate in questo rapporto… ciò che abbiamo visto non è un’elezione che riflette la volontà del popolo, ma un processo che non rispetta gli standard internazionali e pertanto è privo di legittimità democratica.” Ogni aspetto delle elezioni illegittime della giunta, dall’organismo di gestione elettorale alla progettazione del sistema elettorale e alla selezione dei partiti politici, è stato attentamente studiato per garantire un risultato predeterminato a vantaggio del Partito dell’Unione per la Solidarietà e lo Sviluppo (USDP), braccio armato della giunta.

Le elezioni si sono svolte solo nel 42% del territorio del Myanmar, in un quadro giuridico restrittivo che ha impedito una legittima competizione politica, anche da parte dei partiti più popolari e di successo del Paese. Le elezioni della giunta sono state il culmine di una strategia pluriennale volta a minare la democrazia in Myanmar, guidata in gran parte dall’ambizione personale del leader della giunta e presunto criminale di guerra Min Aung Hlaing di assicurarsi la “presidenza” del Myanmar a qualsiasi costo.

Nei cinque anni trascorsi dal suo tentativo di colpo di stato del 2021, Min Aung Hlaing ha scatenato una policrisi di crimini atroci, incarcerazioni politiche, sfollamenti forzati, gravi bisogni umanitari e instabilità economica che continuano a danneggiare e dividere l’intera regione.

“Le elezioni truccate non hanno rispettato gli standard internazionali sotto numerosi aspetti”, ha affermato Amaël Vier, esperto elettorale e autore principale del rapporto. “Si è trattato di un mero esercizio per creare un ‘parlamento’ a prescindere dalla volontà del popolo”.Nonostante abbia beneficiato di un processo orchestrato per garantirne il dominio, l’USDP ha ottenuto solo il 44-45% dei voti in tutto il paese, ha aggiunto Vier.

“Le persone sono state costrette a votare, hanno subito molte intimidazioni, pressioni e vessazioni, eppure hanno respinto l’USDP”, ha concluso.

Il rapporto si basa su un’ampia documentazione sui diritti umani raccolta dalle Nazioni Unite e dalla società civile birmana per dimostrare come la giunta militare abbia strumentalizzato la violenza sistematica, represso le libertà democratiche, manipolato gli aiuti umanitari e militarizzato la sorveglianza per spianare la strada alle sue “elezioni” e per punire e terrorizzare i presunti oppositori, il tutto sotto gli occhi della comunità internazionale.

Le “elezioni” della giunta non hanno quindi rappresentato un segnale di apertura democratica. Piuttosto, sono state un mezzo per consolidare il controllo militare sulle leve dello Stato e per manipolare la comunità internazionale, inducendola a concedere alla giunta la legittimità di cui ha disperatamente bisogno. Il grave rischio ora è che, per opportunismo, apatia o entrambe, i Paesi normalizzino le loro relazioni con la giunta.

“È assurdo che il “parlamento” della giunta, come organo legislativo, possa suscitare anche solo una fugace idea di serietà, quando la giunta ha impiegato per anni la violenza come politica e ha manipolato la legge come strumento repressivo”, ha dichiarato Ben Lee, direttore esecutivo di SAC-M.

“In breve, qualsiasi Paese che conferisca legittimità alla giunta militare è complice dei suoi crimini.”

Con una resilienza sorprendente, il movimento pro-democrazia della Rivoluzione di Primavera in Myanmar continua a resistere alla brutale macchina da guerra della giunta, costruendo al contempo un consenso crescente attorno a una visione condivisa per una nuova costituzione che sancisca il governo civile, l’autodeterminazione, l’uguaglianza e la giustizia.

Il popolo birmano sta attivamente tracciando un nuovo percorso democratico, come dimostra l’ampio rifiuto delle elezioni vuote indette dalla giunta. Il rapporto esplora i recenti sviluppi sia a livello subnazionale che a livello dell’Unione, che mostrano i progressi concreti compiuti verso questa visione. Attingendo a punti di vista interni al Myanmar, il rapporto si conclude elencando le azioni che la comunità internazionale, compresi i forum dell’ASEAN e delle Nazioni Unite, deve intraprendere per sostenere l’autentica volontà e le aspirazioni democratiche del popolo birmano.

Tra queste azioni, la comunità internazionale deve riaffermare il proprio sostegno politico, finanziario, materiale e umanitario agli attori legittimi a favore della democrazia e alle istituzioni democratiche federali emergenti, tra cui il neo-costituito Consiglio Direttivo per la Nascita di un’Unione Democratica Federale (SCEF), le organizzazioni e i consigli etnici, il Governo di Unità Nazionale (NUG), le unità e le alleanze statali emergenti, la società civile e le comunità minoritarie.

Deve inoltre isolare la giunta e porre fine ai suoi crimini atroci, bloccandone l’accesso a denaro contante, munizioni, carburante per aerei, beni a duplice uso e tecnologie di sorveglianza, e respingendo categoricamente le elezioni illegittime indette dalla giunta e rifiutandosi di conferirle legittimità nella sua forma attuale o futura.