di Thurein Lynn 23 ottobre 2026 the Irrawaddy

Secondo i dati del mercato dei metalli di Shanghai, le importazioni cinesi di terre rare sono aumentate notevolmente a settembre, raggiungendo le 5.021 tonnellate, con un incremento del 23% rispetto ad agosto. Le spedizioni provenienti dal Myanmar hanno rappresentato il 70% del totale, mentre gli arrivi dal Laos sono scesi a 1.369 tonnellate. Le importazioni cumulative da gennaio a settembre sono aumentate del 14% su base annua.

Nel frattempo, il recente riavvicinamento degli Stati Uniti a Naypyitaw ha alimentato le speculazioni secondo cui la competizione per le terre rare starebbe guidando il riallineamento della politica di Washington. I sostenitori del regime si vantano ora che la giunta militare in difficoltà abbia una “carta vincente” da giocare nella sua corsa al riconoscimento internazionale, indicando un interesse parallelo da parte dell’India. Tuttavia, sebbene il Myanmar ospiti circa 600 miniere di terre rare che alimentano principalmente la catena di approvvigionamento cinese, quasi tutte si trovano al di fuori del controllo territoriale del regime.

Perché le terre rare sono importanti?

Gli elementi delle terre rare (REE) sono indispensabili per le industrie ad alta tecnologia, fungendo da materie prime per i magneti utilizzati nei veicoli elettrici, nelle turbine eoliche, negli smartphone e nei sistemi di difesa. La Cina domina il settore minerario e della raffinazione a livello globale, producendo quasi il 70% degli ossidi di terre rare e controllando oltre l’85% della capacità di raffinazione. Tuttavia, i suoi giacimenti interni sono prevalentemente costituiti da terre rare leggere, il che la rende dipendente dalla cintura mineraria settentrionale del Myanmar. Il Myanmar produce circa la metà delle terre rare pesanti (HREE) mondiali, tra cui il disprosio e il terbio, strategicamente scarsi e utilizzati nei potenti magneti cruciali per le ambizioni cinesi nel campo dell’intelligenza artificiale.

Le ricchezze dello Stato Kachin

Lo Stato Kachin, al confine con Cina e India, ospita quasi l’80% delle oltre 600 miniere di terre rare individuate tramite immagini satellitari nel nord del Myanmar, con la maggiore concentrazione nelle città di Chipwi e Momauk. Solo in questi due distretti si trovano oltre 370 siti minerari attivi, con più di 2.700 fosse di lisciviazione, secondo i dati dello Stimson Center e dell’Institute for Strategy and Policy-Myanmar.

Prima della fine del 2024, i centri di estrazione di terre rare del Kachin erano controllati dal Nuovo Esercito Democratico-Kachin (NDA-K), una milizia allineata alla giunta militare trasformatasi in Forza di Guardia di Frontiera (BGF) guidata dal signore della guerra Zakhung Ting Ying. Sotto il controllo dell’NDA-K, l’estrazione di terre rare si è espansa praticamente senza alcun controllo ambientale, generando decine di milioni di dollari in tasse e dividendi informali spartiti tra i leader della milizia e gli alti generali di Naypyitaw.

Il loro controllo crollò nell’ottobre del 2024, quando l’Esercito per l’Indipendenza Kachin (KIA) lanciò una grande offensiva territoriale. Il KIA sconfisse le forze dell’NDA-K e si impadronì delle miniere di Chipwi e Pangwa, e questa vittoria pose le principali infrastrutture di estrazione di terre rare pesanti del Myanmar sotto il diretto controllo amministrativo di un gruppo armato che combatte attivamente il regime militare.

Shan State: il nuovo giocatore

Sebbene lo Stato Kachin rimanga il principale centro di estrazione di terre rare del Myanmar, l’attività mineraria nello Stato Shan è cresciuta in media del 48% negli ultimi cinque anni, superando il 15% registrato a Kachin. Sono state individuate quasi 90 miniere di terre rare nei territori controllati dall’Esercito di Liberazione Nazionale Ta’ang (TNLA), dall’Esercito dello Stato Unito Wa (UWSA) e dall’Esercito dell’Alleanza Democratica Nazionale (NDAA).

Mentre l’UWSA e l’NDAA hanno mantenuto il cessate il fuoco con l’esercito birmano per quasi quattro decenni e dipendono fortemente dalla Cina, il TNLA ha combattuto il regime dopo il colpo di stato del 2021, conquistando territori al di fuori della sua zona autogovernata. Oggi, il gruppo gestisce 12 miniere di terre rare a Mantong, trasportando i minerali estratti in Cina attraverso Namhkam, di fronte a Ruili. Secondo lo Stimson Center, la catena di approvvigionamento nel distretto di Mantong coinvolge imprese cinesi e Wa, nonché il supporto tecnico e logistico dell’Esercito dell’Alleanza Democratica Nazionale del Myanmar e dell’UWSA.

Il boom dell’estrazione di terre rare in Myanmar è alimentato dalla crescente domanda globale, unita all’inasprimento delle normative ambientali cinesi negli anni 2010. Con la produzione interna limitata, la Cina si è rivolta sempre più al Myanmar, dove la concentrazione di miniere vicino al confine ha portato a un fiorente commercio via terra.

Tra il 2017 e il 2024, il Myanmar ha fornito almeno il 60% delle importazioni cinesi di terre rare, raggiungendo un picco di 1,4 miliardi di dollari nel 2023.

Distruzione ambientale

La maggior parte delle terre rare del Myanmar viene estratta in situ, tramite lisciviazione, un processo in cui soluzioni acide vengono versate direttamente in fosse poco profonde o pozzi per dissolvere le terre rare dai depositi argillosi. A differenza della Cina, che ha inasprito le normative ambientali, le miniere di confine del Myanmar operano con scarsa regolamentazione e senza alcun ripristino post-estrazione. Gli ambientalisti hanno lanciato l’allarme sulla distruzione del suolo e sull’inquinamento idrico nel distretto di Chipwi, nello stato di Kachin, dove le acque reflue non trattate e le sostanze chimiche provenienti dalle miniere confluiscono direttamente nel fiume N’Mai Kha, che alimenta la principale risorsa idrica del Myanmar, il fiume Irrawaddy.

Sovrapposizione geopolitica

Nel luglio 2025, Reuters ha riferito che i consiglieri del presidente Donald Trump si erano incontrati con intermediari birmani per valutare il potenziale accesso alle riserve di terre rare del paese. Sebbene non siano stati annunciati accordi formali, l’iniziativa ha sottolineato come le terre rare pesanti del Myanmar siano diventate centrali nella strategia di Washington per contrastare il predominio di Pechino nella produzione di magneti ad alte prestazioni.

All’inizio di questo mese, funzionari americani hanno avuto colloqui con rappresentanti del regime birmano a Tokyo, il secondo incontro di questo tipo da metà settembre. Gli analisti indicano due fattori alla base del disgelo statunitense: gli sforzi per contrastare le truffe online (scam centers) gestite da milizie allineate alla giunta militare, che hanno frodato gli americani per miliardi di dollari, e la corsa all’accaparramento delle risorse di terre rare.

Anche l’India si è unita alla corsa per le terre rare del Myanmar, in un contesto di crescente competizione nella catena di approvvigionamento globale. A luglio, l’ambasciatore Abhay Thakur ha illustrato la crescente collaborazione bilaterale durante un forum minerario ospitato dall’ambasciata indiana a Mandalay, dove funzionari di entrambi i Paesi hanno discusso di joint venture e opportunità di investimento. I colloqui hanno rispecchiato il crescente interesse di Nuova Delhi per i giacimenti minerari del Myanmar, nell’ambito della sua più ampia strategia “Act East” e del suo impegno a diversificare le catene di approvvigionamento, allontanandole dalla Cina.

I simpatizzanti dell’esercito birmano sostengono che le terre rare rappresentino una carta vincente cruciale per il regime isolato e assediato. Tuttavia, mentre la competizione per le terre rare rimodella la politica estera, le superpotenze globali si trovano di fronte a una palese ironia nel corteggiare il regime militare: la giunta non controlla praticamente nessuna delle miniere.