Documento a cura di CTUM e ITALIA-BIRMANIA.INSIEME

SINTESI ESECUTIVA

• Le autorità militari del Myanmar continuano a dipendere fortemente dal sostegno esterno di Russia, Cina e Bielorussia per armi, aerei, droni, carburante, finanza e infrastrutture strategiche.

• La Russia è diventata il principale partner militare della giunta, fornendo aerei avanzati, addestramento militare, cooperazione di intelligence, capacità satellitari, tecnologia nucleare e investimenti in progetti strategici quali il porto di Dawei e le infrastrutture energetiche.

• La Cina continua a fornire un sostegno politico, economico e tecnico cruciale alle autorità militari, mentre al tempo stesso amplia la propria influenza tra gli attori etnici e democratici che operano lungo il confine Thailandia-Myanmar.

• Nonostante questo sostegno esterno, le autorità militari non sono riuscite a ottenere legittimità presso la popolazione del Myanmar, le forze democratiche, le organizzazioni di resistenza etnica, gli Stati membri dell’ASEAN e la più ampia comunità internazionale.

• Le organizzazioni democratiche ed etniche amministrano oggi parti significative del Paese e hanno sviluppato livelli di cooperazione senza precedenti attraverso la Carta della Democrazia Federale e le strutture emergenti di governance federale.

• L’attuazione della Risoluzione dell’ILO ai sensi dell’Articolo 33 offre ai governi un’opportunità unica per riesaminare relazioni, flussi finanziari e catene di approvvigionamento che possano, direttamente o indirettamente, consentire il protrarsi di gravi violazioni dei diritti del lavoro e dei diritti umani in Myanmar.

Richieste principali al Governo italiano Partecipare e sostenere l’evento collaterale sull’Articolo 33 dell’ILO dedicato al Myanmar, che si terrà durante la sessione del Consiglio di Amministrazione dell’ILO nel novembre 2026. Fornire sostegno politico e finanziario alla creazione di un Meccanismo indipendente di monitoraggio dell’Articolo 33. Continuare a sostenere l’adozione di misure restrittive più incisive da parte dell’Unione europea, rivolte alle reti di approvvigionamento militare, alle catene di fornitura del carburante per aviazione e ai canali finanziari che consentono alle autorità militari del Myanmar di acquisire aerei, droni, armi e attrezzature correlate. Il Myanmar rappresenta oggi una prova cruciale dell’impegno della comunità internazionale a favore della democrazia, dei diritti umani, dei diritti dei lavoratori e dell’ordine internazionale basato sulle regole. Il continuo coinvolgimento dell’Italia può fornire un contributo significativo al raggiungimento di questi obiettivi.
1. Sostegno e influenza della Russia sulla giunta militare del Myanmar

La distanza in linea d’aria tra il Cremlino a Mosca e Nay Pyi Taw, in Myanmar, è di circa 3.886 miglia (6.254 km) e, per quanto riguarda clima, alimentazione, religione, lingua e cultura, non vi è praticamente nulla in comune. Eppure il Presidente Putin ha lavorato con l’esercito del Myanmar per costruire una base di influenza russa nel Sud-Est asiatico.

Dato il rafforzamento delle relazioni militari tra Russia e Myanmar, la Russia è oggi coinvolta in:

  • cooperazione nell’intelligence militare;
  • supporto informativo e immagini satellitari;
  • accordi militari, tecnici e di addestramento;
  • modernizzazione dell’aeronautica militare;
  • trasferimenti di armamenti;
  • un centro di immagini satellitari a Naypyidaw;
  • progetti nei settori del petrolio, del gas, della raffinazione e delle infrastrutture di Dawei.  
Principali accordi

6 settembre 2022 – Russia e Myanmar firmano una tabella di marcia sulla cooperazione nucleare durante l’Eastern Economic Forum (EEF) con Rosatom.

16 febbraio 2023 – Russia e Myanmar firmano a Yangon un accordo intergovernativo sulla cooperazione nucleare riguardante scienza nucleare, regolamentazione, formazione, ricerca e futuri progetti energetici. Questo accordo diventa la base giuridica per i successivi progetti Rosatom.

4 marzo 2025 – Accordo intergovernativo per la costruzione di una centrale con reattore modulare di piccola taglia (SMR) da 110 MW da parte di Rosatom, con possibilità di futura espansione.

11 settembre 2023 – Il Myanmar inizia a pagare il petrolio russo in yuan cinesi.

Dicembre 2024 – La Russia promette sostegno ai preparativi delle elezioni organizzate dalla giunta.

22 maggio 2024 – Cresce la competizione geopolitica per i porti dell’Indo-Pacifico mentre la Russia consolida la propria presenza a Dawei.

8 gennaio 2025 – La Russia completa la consegna di sei caccia Su-30SME alla giunta del Myanmar.

3 marzo 2025 – Firma del memorandum d’intesa per il porto in acque profonde e la raffineria di Dawei, elemento centrale della partnership strategica Russia–Myanmar.

4 marzo 2025 – Durante la visita di Min Aung Hlaing a Mosca viene firmato un pacchetto di circa dieci accordi bilaterali riguardanti energia, banche, attività minerarie, istruzione, tecnologia dell’informazione, trasporti e commercio. I testi completi non sono stati resi pubblici.

7 marzo 2025 – Annuncio della costruzione della centrale nucleare da 110 MW e della cooperazione sul porto di Dawei.

18 marzo 2025 – La Russia istituisce un centro congiunto di analisi delle immagini satellitari in Myanmar.

20 giugno 2025 – Firma di un Trattato Bilaterale per gli Investimenti (BIT), finalizzato a proteggere e promuovere gli investimenti in entrambi i Paesi. La Russia ratifica l’accordo nel 2026.

Settembre 2025 – Rosatom e le autorità del Myanmar firmano una più ampia tabella di marcia sulla cooperazione nucleare pacifica e sulle attività collegate al progetto SMR.

10 dicembre 2025 – Mosca rafforza discretamente le capacità della giunta del Myanmar nella guerra con droni.

2026

Febbraio 2026: il Consiglio di sicurezza russo, guidato da Sergei Shoigu, e il leader della giunta birmana Min Aung Hlaing hanno firmato un accordo formale di cooperazione militare quinquennale (prorogato fino al 2030-2031). Tale patto stabilisce un’alleanza strategica strutturata che va oltre la semplice vendita di armi, includendo la condivisione di tattiche e la difesa geopolitica reciproca.

Agosto 2026: sono stati firmati diversi accordi e patti bilaterali di rilievo:

• Dichiarazione congiunta contro le sanzioni: una dichiarazione formale incentrata sul contrasto e sulla mitigazione delle sanzioni imposte dall’Occidente.

• Attuazione del programma di energia nucleare: è stato finalizzato un memorandum di cooperazione cruciale per avviare l’effettiva realizzazione e costruzione di una centrale nucleare di piccola taglia (SMR) di progettazione russa in Myanmar, sulla base di linee guida precedentemente definite; il documento ha inoltre dettagliato le norme di sicurezza nucleare e radiologica. [1, 2, 3]

• Patti su energia, petrolio e infrastrutture: sono stati firmati documenti per l’espansione delle infrastrutture per i carburanti, delineando la possibile costruzione congiunta di una raffineria di petrolio e di un porto marittimo in acque profonde (come quello di Dawei), oltre a disposizioni per le forniture di gas naturale liquefatto (GNL).

  • Tutela degli investimenti: è stato firmato un accordo sulla promozione e la tutela reciproca degli investimenti, volto a salvaguardare gli interessi delle aziende russe nei settori dell’esplorazione geologica e del commercio.
Esercitazioni navali

Russia e Myanmar hanno svolto esercitazioni navali bilaterali congiunte, note come MARUMEX (Maritime Security Exercises), nel 2023, 2024 e 2025.

  • MARUMEX-2023: novembre 2023, al largo della costa delle Andamane in Myanmar.
  • MARUMEX-2024: ottobre 2024, nella parte settentrionale del Golfo del Bengala.
  • MARUMEX-2025: novembre 2025, al largo di Myeik/Dawei nel Mare delle Andamane.  

Ciò che osserviamo è una relazione di dipendenza reciproca: la Russia funge da principale alleato internazionale e fornitore militare del Tatmadaw, mentre l’esercito del Myanmar offre a Mosca un importante punto d’appoggio geopolitico nel Sud-Est asiatico.  

Il Myanmar condivide una lunga frontiera con la Cina, che si estende dalle regioni più settentrionali del Paese fino all’area in cui il Myanmar incontra l’India. Lungo gran parte di questo confine, il Partito Comunista Cinese ha storicamente esercitato una notevole influenza sulle organizzazioni armate etniche e sulle principali rotte commerciali di frontiera.

La situazione è diversa lungo il confine tra Thailandia e Myanmar, in particolare nelle aree di Mae Sai, Mae Hong Son, Chiang Mai e Mae Sot. Queste regioni sono diventate importanti centri del movimento democratico del Myanmar, inclusi sindacati, organizzazioni della società civile e gruppi della resistenza. A differenza delle aree del confine settentrionale, tali località sono tradizionalmente rimaste al di fuori dell’influenza diretta cinese.

Il 16 giugno 2026 è stato inaugurato a Mae Sot un Ufficio Culturale sostenuto dalla Cina, con l’appoggio di diversi ex alti ufficiali militari thailandesi e di alcune figure karen di alto livello ormai in pensione. Mae Sot rappresenta una località strategica nella quale molte organizzazioni democratiche, inclusa la Confederation of Trade Unions Myanmar (CTUM), mantengono propri rappresentanti, svolgono programmi di formazione e coordinano attività. L’apertura di questo ufficio suscita serie preoccupazioni riguardo ai crescenti tentativi della Cina di ampliare la propria influenza sulle organizzazioni democratiche ed etniche del Myanmar operanti lungo il confine thailandese.  

Perché la Cina sta ampliando la propria presenza?

Sebbene il Generale Min Aung Hlaing abbia completato il processo elettorale pianificato e si sia proclamato Presidente, il suo regime non è riuscito a ottenere legittimità o riconoscimento da parte dell’ASEAN.

Ciò costituisce un problema fondamentale poiché le Nazioni Unite, l’Unione Europea, gli Stati Uniti, l’Australia, il Giappone, il Canada e altri partner internazionali continuano a sostenere che l’ASEAN debba svolgere il ruolo principale nella gestione della crisi del Myanmar. Nonostante il significativo sostegno politico, militare e finanziario ricevuto da Cina e Russia, e nonostante anni di offensive militari e sofferenze inflitte alla popolazione civile, il regime non è riuscito a ottenere l’accettazione delle forze democratiche del Myanmar né delle principali organizzazioni etniche del Paese.   Nonostante il sostegno ricevuto da Cina, Russia e Bielorussia, il regime militare non è in grado di controllare la maggior parte del territorio nazionale.

A titolo di esempio delle attività di monitoraggio e documentazione svolte dalla CTUM e dai suoi partner, vengono allegati due documenti recentemente ottenuti da fonti interne al Myanmar.

Il primo è una lettera di incarico emessa dal Ministero della Difesa delle autorità militari nel marzo 2026 che autorizza l’acquisto di droni militari CH-3 per un valore stimato di circa 8 milioni di dollari USA. Il secondo è una comunicazione riservata relativa all’arrivo in Myanmar di nove esperti della China Aerospace Science and Technology Corporation (CASC) della Repubblica Popolare Cinese, inviati per fornire formazione tecnica sui droni presso la base aerea di Mingalardon.

Inoltre, l’11 maggio 2026, cinque specialisti stranieri della società Hunan Vanguard Company della Repubblica Popolare Cinese si sarebbero recati dal Quartier Generale dell’Aeronautica a Mingalardon (DAL) a Napata (Alaw) per effettuare ispezioni tecniche relative a sistemi di controllo numerico computerizzato (CNC) destinati alla produzione di componenti aeronautici.

Questi documenti costituiscono ulteriori prove del sostegno tecnico e operativo diretto fornito da entità cinesi alle autorità militari del Myanmar. Essi dimostrano inoltre il crescente livello di sofisticazione delle capacità aeree dell’esercito, che continuano a essere utilizzate in operazioni che causano gravi danni alla popolazione civile e alle forze della resistenza democratica in tutto il Paese.  

Gli interessi strategici della Cina in Myanmar
1. Accesso alle terre rare

La Cina necessita di uno Stato funzionante in Myanmar — non necessariamente stabile o democratico — per garantire la continua estrazione di terre rare e di altre risorse strategiche.

2. Attuazione della Belt and Road Initiative

La Cina mira a completare i principali progetti della Belt and Road Initiative che le consentirebbero un accesso diretto al Golfo del Bengala attraverso lo Stato di Rakhine e rafforzerebbero i collegamenti di trasporto tra la provincia dello Yunnan e i porti di Yangon e Dawei. Tali progetti ridurrebbero significativamente i costi di trasporto e aumenterebbero l’accesso della Cina alle rotte commerciali internazionali.  

Le nostre preoccupazioni

La CTUM trae le proprie origini dal movimento democratico del 1988. Nel corso di quasi quattro decenni abbiamo subito repressione, esilio, incarcerazioni e violenze. Con il sostegno della Confederazione Sindacale Internazionale (ITUC) e delle Federazioni Sindacali Globali, la CTUM ha contribuito con successo all’adozione delle misure previste dall’Articolo 33 nei confronti del Myanmar da parte dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL/ILO) nel 2000.

All’epoca il regime militare respingeva pubblicamente sia l’OIL che le Nazioni Unite. Tuttavia, entro il 2012, la pressione internazionale costrinse le autorità ad avviare un dialogo con la CTUM, a consentire il ritorno dei dirigenti sindacali in esilio, a sviluppare una legislazione del lavoro e infine a organizzare elezioni generali. Ciò dimostrò l’efficacia di un’azione internazionale coordinata nell’ambito dell’Articolo 33. Dopo il colpo di Stato militare del febbraio 2021, il Myanmar si trova nuovamente impegnato in una lotta per la democrazia e i diritti fondamentali. Oggi le forze democratiche e le organizzazioni etniche della resistenza controllano complessivamente circa metà del territorio del Myanmar.

A differenza delle rivolte del 1988 e del 1996, le organizzazioni democratiche ed etniche hanno raggiunto livelli senza precedenti di coordinamento. Insieme abbiamo elaborato una Carta per la Democrazia Federale, predisposto bozze costituzionali e istituito strutture amministrative federali emergenti nelle aree sotto il nostro controllo.  

Tuttavia, affrontiamo enormi svantaggi sul piano militare.

Non disponiamo dei caccia russi che bombardano le comunità civili, degli elicotteri russi utilizzati nelle offensive militari, dei droni di fabbricazione cinese impiegati contro le forze della resistenza né delle capacità tecnologiche necessarie per contrastare efficacemente tali armamenti.  

Il cambiamento della posizione dell’ASEAN: a favore della democrazia

Tra la metà degli anni Novanta e il 2012, l’ASEAN resistette generalmente alle pressioni internazionali riguardanti il Myanmar. Leader regionali influenti, tra cui Lee Kuan Yew di Singapore, Mahathir Mohamad della Malesia e Suharto dell’Indonesia, sostennero fermamente la politica del cosiddetto “impegno costruttivo” con il regime militare.

I governi dell’ASEAN respingevano abitualmente le risoluzioni delle Nazioni Unite e le iniziative occidentali a favore della democratizzazione e spesso ostacolavano incontri e conferenze sul tema. Anche il Primo Ministro thailandese Thaksin Shinawatra (2001-2006) sostenne fortemente il coinvolgimento con il regime militare, in parte a causa di interessi economici legati ai contratti nel settore delle telecomunicazioni in Myanmar.  

Oggi la situazione è profondamente cambiata.

Dopo aver constatato l’incapacità dell’esercito di risolvere la crisi politica attraverso la forza, una nuova generazione di leader dell’ASEAN ha rifiutato di concedere al regime militare del Myanmar una rappresentanza ai massimi livelli decisionali dell’organizzazione. Parallelamente, i governi dell’ASEAN hanno intensificato il dialogo con le forze democratiche e le organizzazioni etniche per comprendere meglio la realtà politica del Paese.

Esempi recenti:

  • La Malesia, presidente dell’ASEAN nel 2025, ha organizzato quattro cicli di consultazioni con oltre 31 organizzazioni democratiche ed etniche, incoraggiandoci a presentare direttamente raccomandazioni all’ASEAN.
  • Le Filippine, presidente dell’ASEAN nel 2026, hanno proseguito questo processo di dialogo.
  • L’Indonesia ha ospitato incontri tra rappresentanti della CTUM e il Ministro del Lavoro indonesiano.
  • Timor-Leste ha facilitato occasioni di confronto, compreso un incontro con il Presidente José Ramos-Horta.
  • La Thailandia ha consentito, in modo discreto, la libera circolazione degli attivisti democratici del Myanmar.  

La crescente presenza cinese lungo il confine tra Thailandia e Myanmar potrebbe quindi riflettere il tentativo di indebolire queste reti democratiche oppure di assoggettarle alla propria influenza.  

Richieste al Governo italiano
1. Partecipazione a un evento collaterale sull’Articolo 33 dell’OIL

Durante la prossima riunione del Consiglio di Amministrazione dell’OIL, prevista per novembre 2026, la CTUM intende organizzare un evento collaterale dedicato al Myanmar e all’attuazione delle misure previste dall’Articolo 33.

Siamo incoraggiati dal forte interesse manifestato dai Governi di Svizzera, Norvegia, Timor-Leste e Australia. Saremmo onorati se anche il Governo italiano potesse partecipare e contribuire a questa importante discussione sul Myanmar e sull’attuazione delle misure dell’Articolo 33.

La CTUM e la ITUC stanno inoltre lavorando per coinvolgere altri governi chiave, inclusi ulteriori Stati membri dell’ASEAN.  

2. Sostegno a un meccanismo di monitoraggio dell’Articolo 33

La CTUM sta lavorando alla creazione di un Meccanismo di Monitoraggio dell’Articolo 33 dell’OIL per il Myanmar. In particolare, sottolineiamo la necessità di concentrarsi sull’attuazione del punto 2(c) della Risoluzione, che invita governi, datori di lavoro e lavoratori a:

riesaminare, alla luce delle conclusioni della Commissione d’Inchiesta, le relazioni eventualmente intrattenute con le autorità militari del Myanmar e adottare misure appropriate affinché tali relazioni non consentano, facilitino o prolunghino le violazioni dei diritti dei lavoratori relative alla libertà di associazione e al lavoro forzato.

In particolare, qualsiasi rapporto che contribuisca al perpetuarsi di violenze, repressioni e intimidazioni attraverso il sostegno o la fornitura di equipaggiamenti militari, carburante per aerei o flussi finanziari destinati alle autorità militari dovrebbe essere oggetto di una revisione approfondita, con l’obiettivo di eliminare ogni mezzo che favorisca tali gravi violazioni.  

Poiché il bilancio dell’OIL ha subito significative riduzioni, chiediamo rispettosamente il sostegno finanziario del Governo italiano per contribuire all’istituzione e all’operatività di questo meccanismo entro il 2027. Stiamo inoltre esplorando possibili accordi di cofinanziamento con Norvegia, Giappone, Canada e Nuova Zelanda.  

3. Continuare il sostegno politico al movimento democratico del Myanmar

Il movimento democratico del Myanmar ha raggiunto una fase senza precedenti nella storia moderna del Paese. A differenza delle precedenti aperture politiche, il recente processo elettorale promosso dai militari non ha prodotto né legittimità interna né riconoscimento internazionale.

L’ASEAN, l’Unione Europea, l’Australia, il Canada, la Nuova Zelanda e molti altri partner hanno rifiutato di considerare credibile tale processo.

Ancora più importante, la resistenza democratica continua a dimostrare una notevole resilienza. La Generazione Z continua a mobilitarsi sia nelle aree urbane sia nelle zone di combattimento. Le organizzazioni etniche della resistenza hanno respinto i risultati elettorali e le offerte di pace ritenute non sincere. Nel frattempo, Cina, Russia e Bielorussia stanno incrementando il loro sostegno al regime militare. Il loro coinvolgimento è sempre più diretto e visibile.

Senza un sostegno politico, diplomatico e concreto da parte dei governi democratici, il movimento democratico del Myanmar rischia seriamente di essere sopraffatto, nonostante i significativi progressi ottenuti negli ultimi cinque anni.

Per questo motivo chiediamo rispettosamente al Governo italiano di continuare a sostenere la democrazia, i diritti umani, i diritti dei lavoratori e la costruzione di un autentico futuro federale per il Myanmar, nonché di promuovere in sede europea l’adozione di misure restrittive più incisive, in linea con le raccomandazioni del Relatore Speciale delle Nazioni Unite e con la Risoluzione dell’OIL sull’Articolo 33, in particolare contro la catena di approvvigionamento del carburante per aerei e i flussi finanziari che consentono alle autorità militari di acquistare armamenti, aeromobili, droni e combustibili.