Non saranno gli alleati autoritari del Myanmar, Cina o Russia, bensì l’India, la più grande democrazia del mondo, a essere la prima nazione ad accogliere il leader golpista Min Aung Hlaing nel suo nuovo ruolo di presidente fantoccio. A partire dal 30 maggio, la visita ufficiale di cinque giorni segnerà il primo viaggio all’estero del leader, ormai considerato un paria, da quando si è insediato alla presidenza il mese scorso. Ancor prima del suo arrivo, a Nuova Delhi sono già in corso i preparativi per le proteste. Il regime ha annunciato che Min Aung Hlaing guiderà una delegazione di ministri in India su invito del Primo Ministro Narendra Modi. Sono previsti incontri con il presidente indiano, il primo ministro, i ministri, i leader provinciali e i rappresentanti dell’industria.

L’itinerario prevede visite a importanti progetti infrastrutturali e colloqui sull’ampliamento della cooperazione nei settori economico, religioso, culturale e sociale. Il viaggio si svolgerà dal 30 maggio al 3 giugno, con un incontro chiave tra Modi e Min Aung Hlaing previsto per lunedì a Nuova Delhi, secondo quanto riferito dal Ministero degli Esteri indiano. I due si sono incontrati solo due volte dal colpo di stato del 2021, entrambe le volte a margine dei vertici regionali in Cina e Thailandia lo scorso anno. Min Aung Hlaing si recherà nella città di pellegrinaggio buddista di Bodh Gaya, per poi fare tappa a Mumbai martedì per impegni commerciali e industriali. Il leader golpista ama presentarsi come il custode del buddismo in Myanmar, anche se sovrintende a una campagna militare che, secondo le Nazioni Unite, ha causato la morte di oltre 7.700 civili.

La notizia della visita ha scatenato un’ondata di proteste diffuse, con il Governo di Unità Nazionale (NUG), gli esuli birmani a Delhi e i rifugiati di guerra che hanno promesso manifestazioni. Il gruppo “India for Myanmar” ha dichiarato di aver presentato alle autorità indiane richieste per l’autorizzazione a manifestare contro il leader golpista diventato presidente. I rifugiati hanno esortato i loro concittadini a unirsi alla protesta, affermando di essere stati costretti a fuggire dal Myanmar a causa dell’”ingiusta oppressione e delle azioni brutali” di Min Aung Hlaing.

Nonostante sia il più grande Paese democratico confinante con il Myanmar, l’India ha mantenuto profondi legami con i suoi governanti militari sin dal colpo di Stato del 2021, in ambito diplomatico, commerciale, di difesa e persino di assistenza elettorale. Il mese scorso, Modi ha inviato un messaggio di congratulazioni a Min Aung Hlaing per la sua assunzione della presidenza, inviando al contempo alti funzionari e leader militari indiani a Naypyitaw. Secondo i critici, il riconoscimento e il sostegno dell’India a un regime che bombarda e uccide regolarmente la propria popolazione equivalgono a legittimare il “governo delle armi”. Altri sostengono invece che l’impegno di Delhi sia una strategia puramente pragmatica, volta a bilanciare la crescente influenza della Cina in Myanmar. Una dichiarazione rilasciata dal Ministero degli Affari Esteri indiano ha sottolineato che il Myanmar si trova al crocevia delle politiche di Nuova Delhi “Neighborhood First”, “Act East” e “MAHASAGAR”. Ha inoltre aggiunto che la visita “dovrebbe rafforzare e approfondire ulteriormente le relazioni multiformi tra i due Paesi”. Per Min Aung Hlaing, il viaggio rappresenta un’importante svolta diplomatica. Dopo aver fatto affidamento su Pechino e Mosca per la propria sopravvivenza politica negli ultimi cinque anni, il neopresidente ha ora ottenuto un invito ufficiale da un potente Paese vicino democratico.

Tuttavia, le Nazioni Unite, i governi occidentali e l’ASEAN continuano a negare il riconoscimento al regime del leader golpista. articolo di Maung Kavi, traduzione da The Irrawaddy 29.5.26