ONU: la  grave sfida dei diritti umani rimane  aperta

 Il 25 ottobre il rappresentante ONU per I diritti umani in Birmania  Tomás Ojea Quintana  ha presentato il suo rapporto al Terzo Comitato dell’Assemblea Generale ONU. Nel rapporto Quintana ha dichiarato che la Birmania continua a dover affrontare la grave sfida della violazione dei diritti umani. In aggiunta alla grave situazione nello Stato Arakan, Quintana ha sottolineato le seguenti gravi questioni:

 

·  I soldati dell’esercito nello Stato Kachin hanno continuato a commettere gravi violazioni dei diritti umani, compreso gli attacchi contro civili, uccisioni extragiudiziali, violenza sessuale, arresti arbitrari e torture.

·  Le discriminazioni contro gruppi delle nazionalità etniche continua, compresa la discriminazione religiosa nello Stato Chin.

·  La restrizione della libertà dei media, compresa la repressione legislative è rimasta in vigore nonostante la abolizione della censura preventive.

·  La revisione e la riforma delle leggi non è in linea con gli standard internazionali sui diritti umani  e deve essere ancora raggiunta.

·   Sono ancora molti i prigionieri politici  ancora detenuti nelle varie carceri in tutta la Birmania

·  Le autorità di regime hanno continuato a sottoporre I prigionieri a torture e maltrattamenti.

·  La violazione dei diritti alla terra e alla casa continua, in particolare in relazione ai progetti infrastrutturali e allo sfruttamento delle risorse naturali e  la confisca delle terre è in forte aumento rispetto al 2010.

 

Ojea Quintana ha reiterato il suo appello per la costituzione di una Commissione Pparlamentare per la Verità con il compito di  “affrontare le denunce per I decenni di violazione dei diritti umani” in modo da prevenire ulteriori violazioni future e promuovere la riconciliazione nazionale. Quintana ha criticato la legge e ha dichiarato che le motivazioni per la non concessione dei permessi a manifestare erano “eccessivamente ampie” e potrebbero configgere con i diritti alla libertà di assemblea e espressione.

 

In ottobre, sono emersi nuovi casi di attivisti, lavoratori e difensori dei diritti umani accusati sulla base della legge sugli assembramenti e dimostrazioni pacifiche, di aver partecipato a manifestazioni pacifiche senza aver ottenuto una autorizzazione preventiva da parte delle autorità.